Cà d’industria è da duecento anni una Istituzione cittadina dedita all’assistenza.

L’Ente ha reso esplicita e concreta, nelle varie forme che nei secoli si sono succedute, la volontà della Città di offrire un riferimento e un sostegno ai soggetti deboli o indigenti che il “progresso” nel suo incedere produceva.
L’Istituzione ha storicamente dato supporto a persone portatrici di fragilità, legate allo status anagrafico, economico e mentale. Tutto ciò con il contributo determinante dei cittadini che, anche tramite lo strumento delle donazioni, sono sempre stati vicini alla Cà d’industria.

Il mantenimento di questo ruolo di istituzione per l’assistenza ha richiesto il rafforzamento della presenza della Cà d’industria tanto in termini territoriali, con il moltiplicarsi delle sedi, quanto in termini funzionali, con l’offerta di nuove forme di accoglienza e di sostegno.

Nel corso degli ultimi anni constatano che lo storico “scopo”, cioè l’attuale “mission”, della Fondazione può permanere vivo ed incisivo solo attraverso un costante aggiornamento delle modalità operative, della concreta presenza e delle capacità che l’Ente riesce a mettere in campo.

Cà d’industria con l’operato dei suoi trecentosettanta dipendenti e collaboratori, organizzati in quattro diverse sedi, cerca di mantenere al passo coi tempi la qualità delle prestazioni offerte agli oltre quattrocento ospiti residenti e a decine di altri soggetti che scelgono la Fondazione per servizi di assistenza e di supporto non residenziale.

Rimanere all’altezza della propria”storia”, quando questa è cosÏ significativa, è una sfida quotidiana che richiede impegno e idee nuove per un’assistenza che possa intercettare, persino anticipare, le richieste della società comasca.
Idee che si concretizzano in un quotidiano intrecciarsi di competenze imprescindibili per una istituzione moderna e, giocoforza, complessa, che ambisce ad operare nel campo dell’assistenza.

Le conoscenze e le abilità operative maturate, il cosiddetto know-how, investono molteplici professionalità ed interessano l’ambito sanitario (con le figure dei medici, degli infermieri e dei fisioterapisti), l’ambito assistenziale e sociale (con le figure degli animatori, degli operatori socio sanitari e degli ausiliari socio-assistenziali) e l’ambito amministrativo-gestionale.

La situazione socio-economica globale, e quella italiana in particolare, alimentano l’insicurezza e l’indeterminatezza sulle prospettive future in genere. Sia la famiglia che i servizi istituzionali si trovano a dover gestire i bisogni emergenti con minori risorse economiche disponibili sia nella quotidianità sia in prospettiva futura. La situazione di molte famiglie è quindi già gravosa e diventa ulteriormente difficile quando le famiglie si trovano a doversi occupare di un anziano malato. l’insicurezza viene incrementata dal fatto che quando una famiglia deve gestire lo stato di malattia o l’aggravarsi della situazione per l’età avanzata di un membro della stessa, si trova di fronte ad un insieme di problematiche da affrontare.

La rete dei servizi per anziani oggi offre una serie di opportunità e la possibilità di scelta tra servizi residenziali, semi-residenziali, domiciliari, territoriali.
l’estrema varietà e complessità dei servizi spesso non è adeguatamente collegata e coordinata, in quanto, malgrado i notevoli passi in avanti fatti attraverso l’esperienza della Pianificazione zonale, non sempre servizi residenziali, domiciliari e territoriali riescono a comunicare e operare in una prospettiva di prossimità e di rete.

È necessario anche considerare che la congiuntura economica, i progressivi licenziamenti da parte delle industrie, il ricorso a forme di ammortizzatori sociali, che hanno inizialmente coinvolto il personale femminile, hanno rimesso in campo l’impegno assistenziale nella e della famiglia.
La società dovrebbe prendersi carico della necessità di costruire dei percorsi culturali che permettono di vivere l’invecchiamento dei propri cari ed il proprio, in una prospettiva di vita piena e riconosciuta come tale dalla comunità anche se fondata su parametri diversi dal successo sociale ed economico. Si ritiene indispensabile, in relazione alla durata della fase della vita caratterizzata dalla progressiva non autosufficienza, ripensare alle limitazioni psico-fisiche come base di sviluppo e organizzazione di un diverso stile di vita caratterizzato da valori come la lentezza, la pazienza, la cura, lo spazio per se stessi, la socialità, l’aiuto reciproco, pertanto risulta rilevante favorire il “fuori e dentro” cioè la necessità che le strutture residenziali si aprano al territorio e non siano più viste come luoghi di solitudine, di abbandono, luoghi di sofferenza e di malattia e di “morte”, ma come luoghi dove è possibile incontrare persone, esperienze, condividere problematiche analoghe, mettere in atto progetti di mutuo aiuto attraverso:

  • la valorizzazione dei compiti che già la famiglia svolge, offrendo ad essa una rete di supporto e aiuto, in un’ottica sussidiaria
  • la tutela del benessere di tutti i componenti della famiglia, agevolando e sostenendo armoniose relazioni famigliari, pur in presenza di problematiche complesse derivanti dalla fragilità
  • l’attivazione di un servizio di presa in carico globale ed integrata per la persona anziana fragile e non autosufficiente e della sua famiglia, capace di rispondere ai bisogni informativi, orientare all’interno dei servizi ed assicurare funzioni di supporto e di sostegno agli accudenti
  • percorsi di auto-mutuo aiuto capaci di sostenere i famigliari nel loro ruolo di accudenti e di migliorare, da parte del sistema famigliare, la capacità di leggere i bisogni dell’anziano sia in termini di cura che di tutela
  • la realizzazione di nuovi interventi che vanno a supportare i soggetti fragili, con l’obiettivo di favorire la loro permanenza a domicilio, in modo da rispondere al recente trend evolutivo della domanda sempre meno rivolta ai tradizionali servizi di RSA. Le soluzioni proposte sono attuabili, in termini di risorse, con una trasformazione in termini di flessibilità dell’attuale sistema di erogazione di prestazioni e servizi delle RSA
  • la revisione dei vincoli attualmente previsti a livello di “strutture fisiche” in ottica estensiva, rendendo possibile la fruizione di una varietà di servizi aggiuntivi utilizzando i medesimi luoghi, anche in ottica di rete
  • la definizione di un nuovo modello per l’assistenza residenziale, flessibile in funzione dei bisogni mutevoli della popolazione.

Le RSA, il Centro Diurno e la Casa Albergo della Fondazione Cà d’industria stanno diventando risorse per il territorio e per i cittadini, emblemi di una società che si prende in carico globalmente la persona fragile, che attraverso l’attivazione di tutte le risorse possibili, istituzionali e del terzo settore in una logica di integrazione e di rete al fine di mette a disposizione servizi fruibili ed economicamente sostenibili.
È necessario considerare che i care giver oggi hanno la necessità di strumenti, tecniche, che li mettano in condizione di prendersi cura degli anziani, attraverso percorsi di accompagnamento operativo a livello residenziale e/o domiciliare che li portino all’acquisizione delle competenze necessarie alla situazione specifica.

Sembra quindi farsi strada la necessità di un nuovo ruolo di accompagnamento e riferimento famigliare, che richiama nelle famiglie le competenze di gestione che, una volta, erano delegate alle donne, fulcro della vita famigliare di allora, oltre che dell’integrazione dei servizi. Si incontrano, ad esempio, situazioni nelle quali la famiglia non è in grado di riorganizzare gli spazi all’interno della casa affinché ogni membro possa mantenere un suo spazio vitale e contemporaneamente destinare uno spazio adeguato alle cure; situazioni dove è necessario un intervento di educazione sanitaria e di sanificazione ambientale, dove è necessario un intervento sia tecnico professionale di tipo sanitario, ma anche di tipo gestionale ed operativo. Si pensi anche all’approvvigionamento di ausili che rendono la permanenza al domicilio della persona più agevole, e alle conseguenti modalità di utilizzo. Spesso al domicilio si trovano materiali idonei, ma mai utilizzati in quanto dopo la consegna viene lasciata la famiglia da sola per il montaggio e l’utilizzo, o ausili inadeguati poiché mai aggiornati con l’evolversi della situazione.

È necessario progettare percorsi con alternanza nell’utilizzo dei servizi residenziali, semiresidenziali, domiciliari, territoriali al fine di svolgere un’azione di supporto all’anziano, alla famiglia e all’assistente famigliare per condividere responsabilità, integrare aspetti carenti, migliorare la qualità professionale della cura.

È necessario creare spazi di riflessione nei quali analizzare e approfondire i limiti e le difficoltà e da questi apprendere comportamenti di ruolo adeguati sia per gli utenti e i care giver che per gli operatori. È necessario valorizzare le capacità soggettive e le doti di tutti e riconoscere le proprie difficoltà di delega e di auto limitazione.

Il prendersi cura nei servizi socio sanitari induce a riflettere sull’intangibilità, l’inconsistenza del servizio: la differenza dei prodotti, che possono essere costituiti in un posto, assemblati e controllati in un altro, immaginati e ideati in un altro, venduti e utilizzati in un altro ancora, i servizi si producono e si erogano nello stesso luogo. Il controllo è demandato in tempo reale al personale di contatto e al cliente stesso.

Il servizio è quindi bidirezionale caratterizzato da interdipendenza e reciprocità e pertanto necessita di competenze che superino la logica dell’adempimento e della prestazione e della semplice esecuzione di procedure.
È importante interiorizzare il punto di vista del cliente ed anzi considerare il cliente ed anche la sua famiglia un co-produttore e co-protagonista della relazione e del prendersi cura. Solo attraverso azioni sinergiche tra cliente e operatore si può creare quella differenza di valore che determina la soddisfazione del cliente.

La formazione, l’addestramento, il confronto offrono la possibilità di uno spazio rivolto agli operatori, alle famiglie, alle associazioni, per trovare connessioni, come strumento di supporto allo stile del servizio, come luogo dove imparare ad imparare, come spazio che permette processi di apprendimento che vengono trasportati nella quotidianità, come luogo di riconoscimento del senso della cura, come occasioni in cui le persone possano sentirsi riconosciute per quello che sanno e per quello che fanno, per quei piccoli tentativi più o meno nascosti di rendere migliore il micro mondo in cui lavorano.