Fra il dispaccio inviato dalla Corte di Vienna al conte Firmian il 24 dicembre 1771 (perchè anche a Como si istituisse l’Albergo dei Poveri) e i giorni nostri, trascorrono oltre 240 anni. In questo lungo periodo, a più riprese, con diverso stile e con finalità non similari è stata scritta la storia della Cà d’Industria.

La Cà d’Industria trae ufficialmente origine dall’imperiale Regio Decreto Governativo 20.02.1817 n. 436 in conseguenza della grande carestia degli anni 1815 e 1816 al fine di dare un’occupazione ai poveri e agli inabili di età maggiore di otto anni domiciliati nel Comune di Como.
Il lavoro, prevalentemente di natura tessile e comunque differenziato a seconda dello stato di salute degli ospiti, era organizzato dalla direzione dell’Istituto ed i prodotti finiti ceduti sul mercato, e tale organizzazione rimase sino al 1825.

Lo storico Giuseppe Rovelli segnalò il caso nella sua Storia di Como; successivamente altri descrissero l’avvio della “casa di lavoro”, chiamata “Pia Casa d’Industria”, come modello esemplare per coloro che non più totalmente abili o disoccupati potevano ricevere un compenso più che remunerativo per il lavoro eseguito, tramite l’accoglienza.
Quindi venne descritto l’affiancamento della “Pia Casa di Riposo”, che un secolo dopo ebbe il sopravvento, incorporando e sostituendo la primitiva istituzione.
La scrittura scandita nel tempo e in un certo senso a puntate, degli eventi essenziali rivela da un lato il desiderio dell’Ente di informare la popolazione sulle attività e sullo stato dell’istituto, ma nel contempo indica l’interesse che i cittadini, specie se benefattori, nutrirono nei suoi confronti.

I numeri dell’Almanacco della Provincia di Como per gli anni 1841 e 1842 dedicano una sezione alla “beneficenza pubblica” e inseriscono una breve nota dedicata alla Pia Casa d’Industria e alla Pia Casa di Ricovero; l’estensore (probabilmente Tommaso Perti) illustra le attività, il trattamento e i metodi di vita all’interno dei due istituti, sottolineando la filantropia di alcuni benemeriti cittadini. Poi l’Almanacco tace per qualche anno, sino al 1854, quando Tommaso Perti ringraziando gli Enti e i privati cittadini per le generose elargizioni, ritiene opportuno allegare il “prospetto dei poveri accorsi” dal 1852 al 1854, distinguendoli per età e per la distribuzione nei vari mesi dell’anno.
Sono cifre aride, ma molto significative perché, oltre a documentare le presenze, indicano la cura e l’attenzione prestati dalla direzione agli aspetti statistici dell’amministrazione.

Il Perti nell’Almanacco del 1856, oltre a pubblicare i dati, rivolge pubblico ringraziamento al “Supremo Dator d’ogni bene” per aver preservato i ricoverati della Casa dal colera asiatico che aveva afflitto la città. Puntualmente ogni anno viene pubblicato sull’Almanacco l’aggiornamento dei dati statistici e viene sempre data rilevanza di anno in anno agli eventi significativi, quali l’esultanza per l’entrata in Como di Garibaldi nel 1859. l’Almanacco non riporta più le statistiche dopo il 1865, quando il Perti termina l’incarico a seguito del cambio di gestione.
Già nel 1856 Cesare Cantù, nella Storia di Como inserisce alcuni cenni sulla presenza del nostro Ente, ma non in termini organici e sistematici.

 

TRA OTTOCENTO E NOVECENTO

Dopo l’emanazione del Decreto Reale 25 maggio 1865, che stabilisce l’elezione del Consiglio di Amministrazione, il resoconto annuale delle attività viene inserito come presentazione del bilancio di esercizio e con esso trasmesso al Consiglio comunale, quindi reso pubblico.

Il processo di trasformazione giuridica e di accentramento amministrativo nella Congregazione di carità, verificatosi dopo l’Unità díItalia, è occasione per amministratori cultori di diritto per scrivere pagine e pagine di serrati confronti, ove emergono le varie tendenze e le opposte posizioni sull’assetto amministrativo degli Enti benefici.
Ma queste diatribe non toccano né i ricoverati né i cittadini e rimangono generalmente confinate nella ristretta Elite degli addetti ai lavori. Emergono gli interventi dei regi delegati provinciali, dei sindaci e dei presidenti dell’Amministrazione Provinciale succedutisi nel tempo, dell’On. Carcano, di Gaspare Casletti, di Romualdo Caprani e di molti altri.
Nel 1906 in “La Provincia di Como illustrata” appare un articolo dal titolo l’assistenza pubblica per la vecchiaia dei nostri operai. Si tratta di un partecipato studio redatto dal segretario dell’Ente, Camillo Savonelli, che con la puntualità e precisione del ragioniere di antico stampo, ne ripercorre la storia sin dagli inizi, dando merito al vescovo Carlo Rovelli, a Girolamo Porro, ad Antonio Perti e a Giovanni Chiapparelli di aver promosso l’istituzione caritativa essenziale per il bene della città. Anche Alessandro Volta contribui all’avvio dell’attività dell’istituzione.

Il Savonelli con ricchezza di particolari descrive le attività quotidiane e il trattamento riservato agli ospiti; completa l’articolo una serie di fotografie d’epoca riproducenti luoghi e personaggi caratteristici.

Nel 1991 il Presidente della Società Storica Comense ripercorse l’evoluzione storica dell’Ente in uno studio contenuto nel “Periodico della Società Storica Comense”, dopo aver consultato il ponderoso e inesplorato archivio.

 

DAL DOPOGUERRA AD OGGI, NUOVE SEDI E NUOVI SERVIZI

Negli ultimi sessant’anni la Cà d’Industria ha attuato cambiamenti e potenziamenti che, pur in continuità ideale col passato, hanno fatto di essa una realtà nuova, al passo coi tempi, spesso precorritrice delle più moderne attuazioni nel campo, sempre più complesso e strutturato, dell’assistenza agli anziani.

La Cà d’Industria nel volger di pochi decenni amplia la propria presenza affiancando alla sede storica, altre strutture.
Il 30 dicembre 1971 viene inaugurata la seconda struttura dell’Ente la nuova casa di riposo “La Solitaria” sita in luogo ameno in Albese con Cassano, a pochi chilometri dal capoluogo.

L’annosa carenza di posti letto per l’assistenza agli anziani, alleviata ma non risolta dall’apertura della struttura La Solitaria porta all’avvio dell’ambizioso progetto di realizzare una secondo istituto nel territorio cittadino.
Nel 1982 dopo una laboriosa vicenda realizzativa viene inaugurata nella frazione di Rebbio, alla periferia sud di Como, il nuovo Istituto Geriatrico che collocato in una vasta area verde di oltre 21.000 mq, è anche la struttura più grande di Cà d’Industria.

 

LA FUSIONE DELLA CÀ D’INDUSTRIA CON GLI “UNITI LUOGHI PII”

Nel gennaio 1990, mentre in diverse opere pie cittadine (denominate Uniti Luoghi Pii) si era determinata una situazione di commissariamento, la Cà d’Industria si è rivolta all’Assessorato Assistenza e Sicurezza Sociale della Regione Lombardia per verificare la possibilità di procedere ad una operazione di fusione per incorporazione di queste IPAB nella Cà d’Industria stessa. l’obiettivo che l’Ente si prefiggeva era quello di unificare in una sola istituzione pubblica di assistenza e beneficenza il potenziale di ciascuna opera pia, ricca di storia, in alcuni casi, ma per altri ormai priva di operatività. La complessa pratica si è sviluppata in due fasi. La prima con decreto del Presidente della Regione Lombardia n. 2206 del 26.02.1992 stabilisce la fusione per incorporazione delle seguenti opere pie: “Ospedaletto degli infermi di malattie croniche”, “Luogo Pio dei Catecumeni”, “Luogo Pio di Carità”, “Ospedaletto Celeo Cattaneo”, “Mugiasca e Anzani”.
La seconda fase, con il verbale di conciliazione del 03.05.1994, davanti al Tribunale di Como, registra la fusione per incorporazione del “Pensionato Celesia”.
Tali fusioni hanno consentito di poter disporre, in termini di strutture, della Casa Albergo “Villa Celesia” e in termini di beni immobili di appezzamenti di terreno situati nei Comuni di Cermenate, Bregnano e Fino Mornasco, incrementando le disponibilità patrimoniali da riservare al potenziamento delle sedi di ospitalità.

 

DA ISTITUTO DI PUBBLICA ASSISTENZA E BENEFICENZA A FONDAZIONE O.N.L.U.S.

La Regione Lombardia, con la Legge 13 febbraio 2003 n. 1 disciplinò il riordino degli Istituti di Pubblica Assistenza e Beneficenza operanti in regione. La norma, finalizzata a superare l’obsoleto inquadramento giuridico delle IPAB, risalente al 1923, offrì agli istituti esistenti due ipotesi alternative: la trasformazione in Aziende di Servizi alla Persona ovvero la trasformazione in persone giuridiche di diritto privato senza scopo di lucro (O.N.L.U.S)

Con deliberazione n. 117 del 09.09.2003 il Consiglio di Amministrazione della Cà d’Industria decideva di trasformare l’I.P.A.B. “Cà d’Industria ed Uniti Luoghi Pii” in persona giuridica di diritto privato senza scopo di lucro, proponendo la nuova denominazione “Fondazione Cà d’Industria”. Con deliberazione n. 204 del 16.12.2003 il Consiglio di Amministrazione approvava lo Statuto della “Fondazione Cà d’Industria”.

La Regione Lombardia con deliberazione n. 7/16265 del 6 febbraio 2004 approvava la citata trasformazione in persona giuridica di diritto privato ed il nuovo statuto e sanciva, con effetto dal 1 marzo 2004, la nuova veste giuridica dell’ente.
Questa trasformazione giuridica della Cà d’Industria, pur costituendo un passaggio fondamentale per il corretto inquadramento sia formale, sia operativo che l’odierno “sistema” dell’assistenza impone, non ha modificato il ruolo “pubblico”, inteso come collettivo e chiaramente riconosciuto, che l’Ente svolge per la città di Como e per il territorio circostante.

Alla fine dell’anno 1995 Cà d’Industria bandisce un concorso nazionale per lo studio di fattibilità di una R.S.A. da realizzarsi in via Bignanico a Como, a seguito del quale, nel settembre del 2002 il Consiglio di Amministrazione di Cà d’Industria approva il progetto definitivo per la realizzazione della Residenza “Le Camelie” per 120 ospiti non autosufficienti divisi in 6 nuclei abitativi di 20 ospiti ciascuno.
l’idea dell’Amministrazione all’epoca del concorso architettonico era quella di ricercare, tra i progetti in gara, una soluzione non solo funzionale ma anche di qualità architettonica, dato il delicato inserimento nel contesto.